Il viaggio

 Da quando ho memoria, ricordo che il viaggio è sempre stato un elemento di appartenenza alla fantasia. D'altra parte mio padre aveva viaggiato per affrancarsi dalle povere prospettive che la sua terra offriva a chi, come lui, apparteneva alla classe più bassa, quella che era destinata a lavorare la terra.

È quella cosa che si chiama emigrazione, ma cos'è l'emigrazione se non avventurarsi per il mondo in cerca di nutrimento, che sia esso dello spirito o della carne? Il viaggio è questo, perdersi nel mondo alla ricerca di un posto dove sentirci meglio, una realtà che ci eviti il ricorso agli ansiolitici o a qualsiasi genere di stordimento che ci infliggiamo per attenuare il morso del "mal de vivre" o, come diceva già Seneca troppi secoli fa, il "tedium vitae".

Il viaggio è quella forma di relazione col mondo, che ci consente di acquisire un bagaglio di cultura importante quasi quanto quella che si forma sui libri, la conoscenza passa non solo attraverso lo studio e la lettura, si nutre di incontri, di altri usi, altre lingue, altro.

Il viaggio, è, insomma, uno dei pilastri della vita, ma non sempre si riesce a leggere correttamente le indicazioni, dipende molto dalla famiglia, dai primi contatti con l'esterno, dai primi insegnanti e dal posto in cui vivi.

Vivere in due terre così diverse nel corso dello stesso anno, non poteva non avere conseguenze, la prima di queste era il costante confronto fra le due realtà così diverse e così superficialmente abbracciate. 

Tanto per citare un esempio, non passare l'estate nel posto dove si frequentava la scuola, portava a non creare quei legami che si intrecciano al mare, o in montagna, in una parola in vacanza, dove lo spazio dedicato ai giochi e alle compagnie delle  altre stagioni, viene amplificato in modo significativo.

È chiaro che l'adolescenza porta con sé la ribellione alle abitudini di chi usa l'estate per "tornare a casa", ma ormai i 14, 15 anni di sballottamento hanno fatto il loro dovere e il risultato, per quanto confuso nell'intrigo delle relazioni si vede tutto.

Il viaggio è, quindi, uno strumento che occorre usare con destrezza, avendone ben chiari gli enormi poteri e gli effetti collaterali negativi che un uso abborracciato potrebbe generare.

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